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🛒 Sfide per le enoteche italiane

Gli enotecari italiani e le sfide del 2025: l’anno che verrà e i nuovi consumi secondo AEPI

Gli enotecari italiani affrontano nuove sfide nel 2025, tra cui l’adattamento alle evoluzioni dei consumi e l’adozione di strategie per conquistare nuovi segmenti di clientela.

Come hanno vissuto il 2024 gli enotecari italiani? E quali sono le sfide che attendono il canale in questo 2025? Tra consumi di vino in calo, gusti che evolvono e una New Gen da conquistare ed educare, lo abbiamo chiesto a Filippo Gastaldi, bresciano classe 1983, dal 2002 titolare insieme alla famiglia dell’Enoteca Un Mondo diVino ad Orzinuovi (Bs), nonché attuale presidente di AEPI, Associazione Enotecari Professionisti Italiani, di cui è stato uno dei soci fondatori nel 2018.

Che 2024 è stato per l’universo delle enoteche?

È stato un anno complicato, che però si è chiuso pressoché in pari al 2023. Facendo una media, da Nord a Sud si riscontra un volume di bottiglie acquistate leggermente in calo con un piccolo aumento del valore delle stesse, dovuto all’incremento – nel 2024 contenuto e non per tutti – dei listini e alla crescita delle vendite di bottiglie di fascia prezzo maggiore. L’universo delle enoteche, dunque, ha retto il colpo, rispetto ad altre situazioni e luoghi dove si vendono e consumano vini e distillati. Gli effetti degli importanti rincari di listino di qualche anno fa si stanno facendo tutt’oggi sentire, il potere di spesa delle persone è fortemente calato, ma grazie alla professionalità, alla ricerca, alla differenziazione ed alla flessibilità nelle proposte commerciali, gli enotecari hanno saputo contrastare positivamente l’andamento negativo delle vendite che in generale sta colpendo il modo di vini e distillati. 

Quali sono le impressioni di questo inizio 2025 e con che spirito si è aperto il nuovo anno?

Ci sono preoccupazione e una sorta di amarezza. Preoccupazione, perché il calo dei consumi generale è continuato a causa di una serie di fattori che insieme si sono congiunti: aumento dei prezzi, crisi economica, salute, norme sulla guida e situazione internazionale; amarezza, perché è pervasiva un’aggressione mediatica contro l’alcol che si è tramutata in attacco al vino. Ora, non v’è dubbio che l’alcol faccia male, qualunque esso sia, ma sorprende e colpisce che praticamente nessuno parli di superalcolici, di cocktail, di bevande contenenti sostanze eccitanti. Questo fatto fa pensare, e fa pensare male. I consumi nelle discoteche, o quel che ne resta, ma più in generale nei luoghi frequentati soprattutto da giovani, non sono oltretutto esattamente di qualità, in quanto devono rispondere alla richiesta di “prodotto da sballo” a buon mercato e dagli effetti immediati: caratteristiche che il vino non ha. Aggiungo però un appello a tutti gli operatori nel settore: smettiamo di dire che il consumo anche moderato di vino fa bene. Non è vero – al massimo fa meno male – e danneggia la comunicazione e la sua efficacia.

Gli enotecari italiani Aepi e le loro sfide nel 2025. Scopri l'andamento del mercato e le strategie per conquistare i nuovi consumatori.

Quali sono oggi i trend di consumo che maggiormente incidono sulle vendite nel canale?

I trend variano tra le zone e le tipologie di mercato e cliente che ha un’enoteca: siano luoghi turistici, zone rurali, zone di produzione o città. Sicuramente una tendenza positiva è quella messa in atto dall’enotecario che sempre più è propositore di esperienza gustative cucite su misura del cliente, magari con particolari annate o verticali di vini già complete e con la possibilità di creare sinergie con ristoranti o wine bar della sua zona stimolando curiosità e passione nel cliente. Relazioni, competenze e profondità di cantina acquisite e/o tramandate nel tempo che permettono di creare dei percorsi sensoriali unici. 

Altro trend è quello di collaborare direttamente con aziende vitivinicole o Consorzi di tutela coinvolgendo i propri clienti per vivere giornate a contatto con i produttori. Essere, quindi, una sorta di hub che avvicina e fa incontrare desideri ed esigenze diverse, non solo per quanto riguarda la semplice visita in cantina, ma che struttura un pacchetto completo di offerta enogastronomica ed enoculturale nei luoghi visitati. Tutto ciò basando questa offerta su rapporti e conoscenze dirette e radicate negli anni, personalizzando dunque la proposta e non affidandosi a pacchetti standardizzati preconfezionati, come è successo fino ad ora. La vendita online, invece, è un trend ultimamente in calo, sulla quale però l’enoteca può continuare a puntare, magari personalizzando molto anche quella modalità di acquisto.

Quali sono le sfide e le criticità che oggi devono affrontare gli enotecari professionisti?

Aumentare e migliorare il racconto corretto del vino, tenere le antenne ritte per cogliere le tante e diverse esigenze del consumatore, anche sul tema No Alcol, per servirlo al meglio. Sono attività che gli enotecari professionisti hanno sempre svolto, ma vanno incrementate ed affinate. La strada da seguire oggi è, ancora di più, quella della crescita e dell’aggiornamento professionale continuo. Una delle criticità maggiori, infatti, è proprio quella della diffusa confusione che avvolge il settore a varie latitudini.

Esiste una ricetta per avvicinare la New Gen al vino?

Smettiamola di dire che i giovani di oggi non bevono vino: i giovani non hanno mai bevuto vino. Per bere vino di qualità occorrono denari, interesse e maturità. Tre caratteristiche che quasi nessuno ha mai avuto a 18 o a 25 anni. Da sempre, il vino di qualità si è iniziato a domandare sopra i 30 anni. Quindi, è sostanzialmente una questione di tempo, al netto di mode passeggere.

Come sono chiamati a rispondere gli enotecari professionisti al tema No Alcol?

Senza preclusioni e senza prevenzioni. Negli anni ’80, in America, scoppiò la moda dei wine cooler, bevande di qualità discutibile composte da vino e aromi di frutta. Gli analisti ne stimarono una crescita esponenziale a scapito della birra e del vino. Il fenomeno si spense dopo quattro o cinque anni. E sottolineo come si usasse il termine vino. Facciamo il vino No Alcol – possibilmente non chiamandolo vino, ma su questo non farei le barricate – e accontentiamo tutti i consumatori – in aumento – che per motivi di salute, di religione o di semplice gradimento non vogliono bere alcolici.

C’è un aspetto molto importante, però, da sottolineare: in Italia non siamo pronti, lato produttivo, con proposte serie, valide e continuative per quanto riguarda questo comparto, la cui richiesta di consumo è in aumento, in gran parte a causa del terrorismo psicologico creato dall’inopportuna comunicazione sul nuovo codice della strada. E qui, ancora più che per altre tipologie di vino, entra fortemente in gioco la capacità dell’enotecario professionista di selezionare e proporre un prodotto No (o Low) Alcol sano ed etico, ancor prima che gradevole.

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